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I formati d'immagine utilizzati sul Web

Articolo scritto da Damiano Verda
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L'immagine è senz'altro una delle tipologie di dato con cui ci si trova più spesso a interagire, in particolare navigando in rete. Quasi tutte le pagine web sono popolate da contenuti multimediali, tra cui foto o loghi, che contribuiscono ad abbellirne e in molti casi anche ad arricchirne il messaggio.

Anche i meno smaliziati tra gli utenti però avranno senz'altro notato, ad esempio salvando un'immagine presente su una pagina web, che non esiste un unico formato per questa tipologia di dato, ma diversi.

(L'articolo continua più sotto...)

Per rendersene conto, è sufficiente osservare con attenzione l'estensione dei file stessi (la siglia dopo il ".", nel nome del file, ad esempio il file prova.jpg ha estensione jpg), che non è univoca. Siamo quindi di fronte a diversi modi di memorizzare un dato di tipo immagine, ovvero a diverse codifiche dello stesso dato.

Ma quali sono le principali codifiche utilizzate? Quali le caratteristiche principali di ciascuna?

Il formato BMP

Il formato bmp non è in realtà tra i più utilizzati in rete, ma corrisponde probabilmente alla rappresentazione più intuitiva di un dato di tipo immagine: vale quindi comunque la pena di esaminarlo, per comprendere meglio anche le altre rappresentazioni, più compatte ma anche più complesse.

Un'immagine codificata in formato bmp può essere assimilata a una scacchiera. Ciascuna casella, di dimensione 1 pixel può essere bianca o colorata di un certo colore (espresso di norma come combinazione di rosso, verde e blu, secondo lo standard RGB).

L'immagine viene dunque definita per punti, secondo una logica che prende il nome di raster. I parametri che caratterizzano l'immagine sono:

Il formato bmp è molto interessante per immagini su cui si desiderino applicare modifiche di contrasto o di luminosità, o anche filtraggi di colore. Ciascun punto è infatti ben definito e un filtraggio di questo tipo può quindi essere calibrato alla perfezione.

D'altronde, in tutti quei casi in cui la dimensione dell'immagine viene alterata da successive modifiche, come nel caso di uno zoom, può essere necessario generare ex novo dei punti appartenenti alla nuova immagine, che non esistevano nella sua versione precedente.

Sono disponibili alcune tecniche, dette di interpolazione, dedicate specificamente a tale compito, ma la qualità di un'immagine .bmp viene in ogni caso peggiorata da un'operazione di tal genere.

Da non sottovalutare inoltre, specialmente in un contesto come quello della rete internet, che, a livello di spazio su disco, la codifica .bmp necessita di un numero di bit pari al triplo della profondità di colore moltiplicato per il numero di pixel dell'immagine.

Le immagini .bmp sono quindi in genere file poco adatti a essere inserite su una pagina web, dato che ne rallenterebbero di molto il caricamento con conseguente disagio per gli utenti. Esistono alternative che garantiscono una compressione maggiore, ad esempio il formato .jpg.

Il formato JPG

Si tratta di una delle codifiche più utilizzate in assoluto per dati di tipo immagine. Salta subito all'occhio come lo spazio occupato su disco da un file .jpg sia di gran lunga minore rispetto allo stesso file in formato .bmp. Come è possibile realizzare tale compressione?

Prima di tutto: la compressione di tipo jpg altera i dati originali. I colori ritenuti superflui vengono eliminati, portando a una riduzione della scala cromatica tanto più forte quanto più la qualità del file jpg viene impostata a un valore basso (tale parametro è infatti a discrezione dell'utente, in fase di salvataggio del file).

Naturalmente, una maggiore riduzione consente una maggiore compressione e dunque un caricamento più veloce dell'immagine se inserita su una pagina web. Assistiamo però anche a una perdita di qualità, dovuta all'alterazione dei dati. Si tratta quindi di una tecnica lossy (con perdità di qualità tale da rendere impossibile ricostruire i dati originali) e non di una tecnica lossless (senza perdita di qualità tale da rendere impossibile ricostruire i dati originali).

L'effetto visivo è quello di una scarsa messa a fuoco, tanto più evidente al decrescere del parametro di qualità. Considerato anche il fatto che tale parametro è impostabile da parte dell'utente, la codifica jpg rappresenta comunque spesso un compromesso accettabile tra dimensione su disco e piacevolezza dell'immagine.

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